Qualche anno fa (quanto tempo è passato!) Vittorio De Sica, insieme a quel grande che era Cesare Zavattini, scrisse e girò uno splendido film, che la televisione si guarda bene dal riproporre, “Miracolo a Milano”
Ora, in questi nostri anni tristi e grigi, abbiamo scoperto che il miracolo avviene al sud (Palermo, Napoli e dintorni). Infatti tutti i media hanno dato con gran risalto la notizia che al sud la vita è meno cara, che i prezzi sono di gran lunga inferiori che al nord, che il meridione è il paese del bengodi e al nostro ministro Calderoli, novello Montalbano, s’è sentito invadere dalla rabbia mentre “i cabasisi” di camilleriana memoria cominciarono a girari.
E, lo sapete, la rabbia è sempre una cattiva consigliera ed al nostro ministro il giramento dei cabasisi produsse un “botto d’acidità” di quelli….di quelli che fanno danni.
Ed infatti…ecco il nostro (ministro) che rispolvera un antico tema: “gabbie salariali”, ovvero al sud la vita è meno cara, dunque stipendi meno cari (per far che? per aumentare la capacità d’acquisto al nord? per incrementare i posti di lavoro al sud? per punire il sud, così impara e far gioire gli abitanti del nord così odieranno di meno quelli del sud? o per far girare i cabasisi anche a quelli del sud, visto che l’espressione è d’origine meridionale?)
Ma, visto che le regioni del sud sono, così dicono le statistiche, le più povere d’Italia, con un reddito pro capite di gran lunga inferiore al reddito pro capite degli abitanti del nord, cosa vorranno dire tutti questi dati? Insomma al sud si sta, dal punto di vista della capacità di spesa, bene o male?
Cominciamo con il dire che i salari italiani, tutti, sia quelli del nord che quelli del sud, sono i più bassi d’Europa (almeno dell’Europa della zona euro), mentre i nostri parlamentari (Calderoli compreso) hanno le retribuzioni più elevate (forse in quel senso bisognerebbe intervenire). Inoltre vorrei ricordare al nostro esimio (ministro) che una regola economica, mooooooooooooooolto ma moooooooooooolto conosciuta ci parla di domanda e di offerta. Orbene la domanda non supportata da salari congrui (ricordo che nel meridione la gran parte delle famiglie è monoreddito, e molti sono gli abitanti nullatenenti e senza alcun reddito) fa sì che la richiesta di beni sia inferiore rispetto alle regioni del nord. D’altra parte a riprova di quanto dice c’è quel termine che comincia a serpeggiare tra gli economisti DEFLAZIONE, per cui in Italia l’inflazione è arrivata a zero, ma questo è un fenomeno deflattivo, derivato dalla crisi economica e non solo e non dall’essere diventati il paese del bengodi. Ebbene, al sud la crisi è endemica e perenne:
In questi giorni si fa un gran parlare di giornalismo e di libertà di stampa e di parola. Il premier (chissà perchè chiamarlo in una lingua non nostra? forse per accreditarlo a livello internazionale?) ci ammonisce e guida: “BASTA INCHIESTE”
(«Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno - ha concluso Berlusconi - ma, per favore, non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste».
Attacco ai pm. «Un costruttore che realizza una casa in una zona sismica e risparmia su ferro e cemento può essere solo un pazzo o un delinquente - ha poi detto Berlusconi - Mio padre diceva una cosa: se uno nasce col piacere di fare del male ha tre scelte: può fare il delinquente, il pm o il dentista. I dentisti si sono emancipati e adesso esiste l’anestesia».)
Ma un giornalismo che non vada alla ricerca dei fatti e dei perchè e dei come (e delle altre “w” del giornalismo) che razza di giornalismo è?
Al di là di questo, io sono assolutamente convinta che la democrazia, ogni forma di convivenza sociale e politica fondata sulla partecipazione del popolo, abbia due imprescindili strumenti: la scuola e l’informazione.
Attraverso la scuola si danno ai cittadini gli strumenti e le categorie mentali per poter conoscere il mondo, decodificando e interpretando criticamente quanto accade intorno a noi e, così facendo, poter correttamente dare un giudizio intervenendo con lo strumento democratico del voto sulla vita e il benessere pubblico.
Ma nessuna decodifica ed interpretazione è possibile se non c’è l’informazione, se i mass media non fanno il loro lavoro con autonomia d’ingegno e capacità di analisi, insomma se non informano facendo le inchieste.
Ecco perchè in una democrazia zoppa, bloccata o impotente è cura del manovratore (o del leader, altra parola straniera) bloccare ed azzoppare la scuola e l’informazione.
Ma questo non riguarda solo la politica, ma ogni ambito della civiltà. Pensate all’economia:
I banchieri hanno potuto derubarci restando nascosti dietro al muro del gergo.
Ovvero, per dirla con Manzoni, qualcuno ha usato il “latinorum” per infinocchiarci!
Oppure, oppure si usa un linguaggio semplice, umano, troppo umano, con lo stesso scopo, quello di infinocchiarci!
Ovvero, il capo
Insomma il rapporto capo-massa deve bypassare la ragione e la logica, la conoscenza e la capacità di analisi critica, deve diventare un fatto umorale, di pancia, deve diventare un riconoscersi negli atteggiamenti e nel pensiero e un affidarsi totalmente al deus ex machina, ruolo che il capo assume per sè.
Finchè la barca va…. ma, attenzione, se questi sono i presupposti…, va a finire sugli scogliCosì diceva Quintiliano nel X libro dell’Institutio oratoria, parlando dell’origine della satira. Il mos maiorum considerava la satira una attività artistica da proteggere, una specie di valvola di sfogo che fosse capace di impedire eccessi da una parte (il potente che si inorgogliva troppo) e dall’altra (il popolo che vedeva il potente come l’altro da sè e cercava di ricondurlo con i piedi per terra).
D’altra parte aveva origine nei versi fescennini (Il carattere licenzioso e gli attacchi a personalità di spicco dell’epoca incorsero nello sfavore delle autorità, che misero dei limiti a queste rappresentazioni.)
Durante la celebrazione dei “trionfi” i generali romani subivano ben volentieri lo smacco la presa in giro, anche pesante, da parte del popolo e dei soldati proprio per evidenziare, in quel momento di splendore, dato dalla celebrazione del trionfo, che il generale aveva comunque i piedi per terra. La “satira” cessò la sua funzione catartica e popolare quando la repubblica romana perse il suo essere res publica per diventare prima un principato e poi irrimediabilmente un “imperium”.
Ecco, ultimamente qualcuno comincia a mal digerire la satira (è già successo qualche anno fa nei confronti di Luttazzi) e a fare distinguo tra satira ammessa (il Bagaglino) e satira indecente ( quella che prende di mira i potenti attuali) e a chiedere l’epurazione di Vauro per riequilibrare Annozero.
Ma riequilibrare de che?
A me sarebbe piaciuto che si riequibrassero anche quei giornalisti che si sono comportati come avvoltoi, planati a L’Aquila a miracol mostrare
E per finire una chicca:
Bruno Vespa!
giornalista di “Panorama” di proprietà nota.
Oggi è Pasqua
ma c’è poca aria di festa e poco resta da festeggiare. Qui in Sicilia piove e il cielo grigio poco invita alla gioia.
Auguro a tutti voi tanta serenità
e agli amici dell’Abruzzo tanta grinta.![]()
E dunque il passaggio attraverso il mar azzurro è avvenuto, i vecchi e nuovi camerati sono giunti alla Terra promessa, il governo è (quasi) nelle loro mani, tutto è compiuto.
Ecco in questo clima biblico all’orizzonte s’affaccia un nuovo profeta, uno che sente dentro le budella un contorcimento, un dolore strano, forse sta constatando che il luculliano pasto a cui pensava d’essere commensale lo sta trasformando in vivanda da servire su piatto d’argento.
Eccolo allora il san Gianfranco che non vuol essere decollato.
Comincia già da tempo a manifestare qualche dolore, già nei giorni del discorso del predellino (oddio, del predellino!), quando l’amico Silvio pronunziò le fatali parole
« Oggi nasce ufficialmente qui il grande partito del popolo italiano, un partito aperto che è contro i parrucconi della vecchia politica. Invito tutti a entrare senza remore e a venire con noi, questo è quello che la gente vuole. » (Silvio Berlusconi, dal discorso in Piazza San Babila a Milano, 18 novembre 2007)
Gianfranco tramortì e rispose: “Siamo alle comiche finali” Sì, perchè l’amico Silvio (dai nemici mi guardo io…) gli proponeva di restare senza partito (cosa che è puntualmente avvenuta!)
Ma poi, poi Gianfranco titubò, temette i tanti troppi Strano di casa sua
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E allora capitolò. Seguì vittoria elettorale.
Fini assunse ruolo istituzionale, ma pensò di non ingoiare rospi.
Alla chiusura tombale dell’ex suo partito cercò di tracciare, novello Mosè, la linea di condotta.
I DIECI COMANDAMENTI vedi qui
Bisogna leggerlo bene questo discorso del presidente della Camera al suo partito che da domenica scorsa non c’è più. È un testamento a futura memoria. Al di là d’una rivendicazione di coerenza che fa parte della retorica politica, esso delinea un futuro che è l’opposto dei programmi della Lega e di Forza Italia. L’opposto di quanto pensa e fa Berlusconi. Ecco infatti i passaggi fondamentali di quel discorso testamentario.
1. Occorre costruire una nuova Italia adatta a soddisfare i bisogni del paese che ci sarà tra dieci anni e non pensare con la mentalità di ieri e di oggi.
2. La nuova Italia del 2020 sarà multietnica e multireligiosa. Di conseguenza si dovrà costruire una cultura e uno Stato che tengano conto di questa inevitabile evoluzione.
3. Bisogna colloquiare con l’Islam.
4. Il nuovo partito non può nascere all’insegna del pensiero unico e tantomeno del culto della personalità del leader.
5. La modernizzazione istituzionale comporta il presidenzialismo ma contemporaneamente un deciso rafforzamento dell’autonomia del Parlamento e dei suoi poteri di controllo sull’Esecutivo.
6. Il principio che sta alla base della società è la dignità della persona. Esso deve valere per tutti i cittadini e per tutti i residenti, indipendentemente dal colore della pelle e dalla religione che professano.
7. Chiesa e Stato sono separati tra loro e agiscono in aree distinte. Libertà religiosa e laicità dello Stato e delle istituzioni sono due facce della stessa medaglia tanto più in una società che sarà multireligiosa.
8. La dignità della persona va rispettata e tutelata anche per gli immigrati clandestini.
9. Le leggi non possono imporre alle persone obblighi derivanti da un credo religioso. Creano doveri ai quali corrispondono diritti.
10. La crisi economica attuale può avere un’uscita autoritaria oppure un’uscita liberal democratica. La scelta degli italiani deve essere in favore della seconda soluzione e non della prima.
Questo è il decalogo che Fini lascia ai suoi eredi. Ma gli eredi lo accetteranno?
E ultimamente dopo aver ricordato che quella di Silvio è una follia erasmiana, giunto a Palermo candidamente (?) esorta i siciliani a non votare in cambio di posti di lavoro.
Ma da dove viene l’onorevole Fini? Non gli è mai stato detto che in Sicilia si scambiano diritti con favori e favori con voti? Ma in quale pianeta è vissuto? non ha mai sentito dire, così per caso, che in Sicilia c’è puzzo del compromesso morale che si oppone al fresco profumo della libertà? Non sa che a Palermo la magistratura sta indagando sulle ultime elezioni comunali, che a Catania si parla di fecondissima cenere dell’Etna? Ma in quale mondo vive l’onorevole Fini? Non gli hanno raccontato che bisogna riscrivere la storia, che Mangano era un eroe e che bisogna convivere con la mafia? Non gli hanno detto che dopo le prime elezioni regionali, nell’aprile del ‘47, quando per la prima ed unica volta in Sicilia vinse lo schieramento di sinistra, si ebbe portella delle ginestre? E i siciliani da allora hanno capito, così come diceva Angelo Musco, dove va il vento, altrimenti come spiegare i risultati bulgari (sperando di non offendere i bulgari) dei risultati siciliani alle elezioni? Come spiegare che ad una Rita Borsellino noi preferiamo l’onorevole (ppi ‘ngiuria!) Cuffaro?
Eccolo l’uomo del fare, ecco che avanza nei sondaggi e sulla scena pubblica. Ier l’altro aveva detto perentorio: “Per uscire dalla crisi bisogna lavorare di più“, vero, verissimo, sacrosanto! Certo, questo è un leit motiv del nostro premier che da sempre ci incita e ci sprona in questo senso.
Ieri, a Pomigliano, ha rincarato la dose esortando i disoccupati a darsi da fare e non stare con le mani in mano!
Eccolo l’uomo del fare, ecco che avanza nei sondaggi e sulla scena pubblica.
Ma se i disoccupati, non trovando lavoro, si rendono conto che:
non è che poi, in seguito all’esortazione del premier, cominciano a fare 2+2 e si arriva ad un 48?
15 anni, sono passati 15 anni da quando due delinquenti, due sicari della camorra, hanno ucciso don Beppe Diana, in quel giorno sacro, quello del suo onomastico, il giorno del santo caro alla cristianità, san Giuseppe, in quel luogo sacro, i locali della chiesa dove si stava preparando a celebrar messa.
Un altro don, anch’egli Giuseppe, Pino per tutti, don Pino Puglisi, fu ucciso dalla mafia. Sarà un caso? Mah? Io ho una strana idea in testa, ho l’idea che il Padre Eterno teneva in grande pregio questi suoi figli preziosissimi, con quei nomi poi…così cari così familiari. Ha lasciato che la barbarie umana li falciasse, come papaveri in un campo di spighe, e li ha accolti nel suo abbraccio di Padre Onnipotente.
E la Chiesa? No, quella no, quella ha fatto tanti santi, 500 durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ha fatto tanti beati, 1500 durante il pontificato di Giovanni Paolo II, ma i due don, Beppe e Pino, martiri per aver testimoniato l’amore per le creature che mafia e camorra considerava già sue, quelli no, quelli mica li ha fatti santi.
Per cui credo che il Buon Dio , Padre Misericordioso, è stato costretto ad accoglierli in Paradiso come clandestini. Speriamo che non arrivi Maroni….
Sì, è necessario, lo grida la pietas ancor prima della charitas cristiana, è necessario che tutti noi prendiamo consapevolezza che un essere umano, un bambino, possa essere sbranato dai cani inselvatichiti dall’abbandono e dagli stenti, ridotti a branco famelico ed aggressivo dai comportamenti di quegli animali di cui credevano di essere i migliori amici. E’ necessario in questo tristo paese prendere atto che nessuno si occupa della “cosa pubblica” se non per occuparsi dei propri loschi affari. E’ necessario ricordare che il fenomeno tragicamente si ripeterà e non solo in Sicilia….
Confesso ci ho creduto! Sì, ci ho proprio creduto! E quando il buon Walter girando l’Italia in pullmann è arrivato anche nella città nella quale vivo, sono andata ad ascoltarlo, così come sono andata ad ascoltare Enrico Letta che era venuto a sostenere il candidato locale alle elezioni regionali. Mi piace Walter, è una persona per bene, e, se qualcuno ha dubbi, l’ha confermato in questa occasione. Le persone per bene non stanno granitiche ancorate alle poltrone come l’ostrica al guscio.
Certo il buon Walter ne ha passate di cotte e di crude: subito dopo la caduta del governo Prodi (e il come ancor m’offende!), quando sembrò chiaro a tutti che il futuro avrebbe visto il centro sinistra rincorrere un gradimento per le nuove elezioni, il papa bacchettò Veltroni, Gasbarra e Marrazzo che erano andati ad omaggiarlo, proprio quello stesso papa che non interferisce con la politica italiana, ma che si sente pieno di gioia quando riceve Berlusconi.
Povero Walter, oggi dice che “il PD è il suo sogno e che non è riuscito a realizzarlo” , e come avrebbe potuto?
Walter sognava di vivere in un “paese normale”, un paese nel quale la maggioranza governa (e non comanda) e l’opposizione fa la guardia, un paese in cui la collaborazione sta al primo posto e mai cede il passo alla contrapposizione, un paese in cui l’avversario politico non è il nemico. Ma il buon Walter non ha capito che questo era un sogno, per cui si dovrà aspettare ancora per lungo tempo.
Il nostro non è un paese normale, Berlusconi non è un premier normale, la politica non è normale, il popolo italiano non è normale.
Con un premier che ha fatto proprio “Il principe” di Machiavelli, quello che parlava del governante astuto come una volpe e crudele come un leone, quello che diceva che la religione è “istrumentum regni”, che dunque deve essere usata allo scopo, quello che parlava del politico vincente come di un abile simulatore di pietas e dissimulatere dei suoi misfatti, non si può agire con il fair play, non si può cercare la concordia d’intenti, se non si vuol fare, dal punto di vista politico, la fine di Vitellozzo Vitelli, Castruccio Castracani et similia!
Caro Walter, anche Machiavelli sognava un paese normale e nei suoi “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio” fece chiaramente capire quali fossero i suoi sogni politici e le sue aspirazioni, ma sapeva bene, il fiorentino, di non vivere in tempi normali, di non vivere in un paese normale, e, volendo mostrare cosa fosse la politica, scrisse IL PRINCIPE.
Walter in momenti terribili quali sono i nostri il fair play non serve: dalle mie parti si dice
“NON FARTI AGNELLO, CHE’ IL LUPO TI MANGIA!”