Questo l'ha scritto un mio studente
Sono le 17,48 di quel sabato 23 maggio quando su una pista dell'aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall'aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c'è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E' la sua scorta, i suoi ragazzi che lo seguono passo passo, raggruppati dal capo della mobile Arnaldo
Un
Tutto è a posto, non c'è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull'autostrada che va verso Palermo.
Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.
La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c'è Antonio, dietro Rocco Di Cillo. E corre,
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall'esplosione
Fu Buscetta a dirglielo: "L'avverto, signor giudice. Dopo quest'interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E' sempre del parere di interrogarmi?".
Giovanni Falcone, "Cose di Cosa Nostra" (Rizzoli, 1991): "Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo
E “cosa nostra” ha chiuso così la partita con Giovanni Falcone, lasciato solo a giocare un gioco troppo grande.
16 anni, sono passati 16 anni da quando la mafia urlò il suo messaggio di morte. 16 anni....e Falcone, che della mafia era sicuramente il nemico principale, grazie al suo rigore morale e professionale, fu definitivamente cancellato.![]()
http://www.youtube.com/watch?v=S--hjF9mYHk&feature=related
Oggi ho parlato ai miei studenti dell'attentato di Capaci, uno studente di terza (sono al primo anno che lavorano con me gli studenti di terza) mi ha chiesto: "professoressa, ma perchè lei è così attenta e coinvolta nell'insegnamento sulla mafia?" (Veramente non ha detto attenta e coinvolta e neppure pervicace, ma poco importa).
Ho risposto dicendo che se la nostra regione è agli ultimi posti nella ricchezza a livello europeo, se il sud in genere è agli ultimi posti per ricchezza pro capite, se, d'altra parte la criminalità organizzata, vedi mafia, ha un giro d'affari con incrementi da capogiro, tali da eguagliare il reddito nazionale di alcuni piccoli stati, e tali da superare il fatturato di grandi industrie, anche multinazionali, un motivo c'è: la mafia distrugge non solo l'immagine della Sicilia, ma anche la nostra speranza di futuro e come docente di storia e filosofia non posso esimermi dal parlare di mafia. No, non posso parlare di etica, non posso parlare di imperativo categorico kantiano e restare impassibile davanti allo sfacelo della nostra terra, del futuro di nostri giovani, della sofferenza della nostra gente. No, non posso parlare di economia ed ignorare o sottacere cosa significa un cancro che soffoca l'economia del nostro sud, no, non posso dimenticare che a queste tematiche lavoro da sola e che nessun altro docente interviene o costruisce insieme a me una sensibilità che porti i giovani ad interrogarsi sulla legalità.
http://www.youtube.com/watch?v=7nvpVJckLRA&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=URoBnG0s6r0
www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola/
<table width="425" border="0" align="left" bgcolor="#FFFFFF" cellspacing="1" ><tr><td valign="middle"><a href="http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola/index.php?s=user" target="_blank"><img alt="passaparola" src="http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola/immagini/passaparola_travaglio.jpg" /></a></td></tr><tr><td bgcolor="#FFFFFF" ><embed src="http://player.stickam.com/stickamPlayer/175260824-4261034" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="425" allowScriptAccess="always" allowFullScreen="true"></embed></td></tr></table>
E va bene, lo confesso, ogni tanto seguo pure Mediaset, per cui giustappunto ieri sera ho detto a mio marito che mi sarebbe piaciuto vedere “I liceali”. M’ha guardato storto, non ama i serial, non ama le sit-com (e neppure io), ma sapete com’è l’argomento è bello, poi nostro e poi suonato come va (scusate quello è Sant’Ambrogio di Giusti), dicevo l’argomento m’è parso interessante, l’attore, Giorgio Tirabassi, della scuola di Proietti, m’è simpatico (ha interpretato ottimamente Borsellino), per cui …
Cominciamo. Dunque un professore d’italiano viene trasferito dal paesello alla capitale, anzi in un prestigioso liceo della capitale. Prestigioso? Ma quale prestigio? Quello dei soldi degli indisponenti e maleducatissimi studenti che quando degnano il professore è solo per ricordargli che è un morto di fame con il suo miserrimo stipendio da travet?
Il prestigio di un corpo docente fatto da un prof di greco sadico aguzzino, il cui unico diletto è quello di mettere nel sacco quella masnada di ricchi maleducati chiedendo l’aoristo di verbi greci improponibili e mettendo tre con una goduria degna del miglior (leggasi peggior) Mengele? Quello della squilibrata prof di storia dell’arte che si limita a mostrare diapositive su diapositive ad una classe completamente apatica ed avulsa, come lei d’altra parte? Quello della prof. di inglese, amante del preside, a cui il suddetto cerca una sistemazione logistica imponendola di fatto alla docente di storia dell’arte in cambio di un periodo di ferie richieste da quest’ultima per scappare dalla scuola? Quello della prof, di cui non ho capito il ruolo, che chiede agli studenti la compattezza nello sciopero in modo che lei possa prenotare l’albergo per una vacanza con il ponte figlio dello sciopero? Quello degli studenti che a scuola cercano solo l’occasione di fare l’amore con le compagne, magari nell’aula di scienze o fuori dalla scuola fanno le gare in automobile come James Dean e Sal Mineo di “Gioventù bruciata”? Studenti che offendono l’insegnante che ha portato dei libri per loro dicendogli di non spendere i pochi quattrini del suo stipendio per far regali a loro che di soldi ne hanno a bizzeffe…
Ma scusate, la scuola nei licei prestigiosi è questa? e Mediaset l’ha mostrata perchè il presidente del consiglio vuole aumentare il decoro degli insegnanti con lauti stipendi con cui non sfigurare? e cosa vuol dire per la televisione mostrare una scuola così derelitta? e se la televisione sta diventando sempre più l’immagine di come dovrà diventare il paese è questa la scuola di oggi e di domani?
No, perchè ho letto le recensioni che parlano di grande successo, e allora ditelo….perchè io, che non insegno in una grande città, ma in un liceo serio, non “prestigioso” (dal mio liceo non sono usciti uomini politici o capitani d’industria, solo un giovane premiato qualche anno fa come il miglior studente d’Italia, un altro che è stato inserito nella squadra che ha rappresentato in America l’Italia alle olimpiadi d’informatica, 3 giovani insigniti del titolo di alfieri del lavoro e altre figure così) non conosco quel tipo di scuola, nella mia gli studenti ascoltano, hanno voglia di capire, cercano di fare domande, ed il fatto che io guadagni quanto un travet a loro non passa neppure per l’anticamera del cervello (…e a me neppure…)
Eh sì, ne parlano tutti i giornali: Travaglio a “che tempo che fa?” l’ha combinata proprio!
Ma come si fa a dire che la seconda carica delle istituzioni è vicino ad ambienti mafiosi? Proprio, come si fa?
Allora ne ho sentite e lette di cotte e di crude. Ma sarò eccessivamente semplicisista, ma, a mio avviso il problema presenta solo due vie:
E a proposito di lesa maestà per me è assai più grave che un’alta carica istituzionale possa adombrare un qualche sospetto di illeicità. Insomma, come disse qualcuno, non basta che sia onesto Cesare, ma anche la moglie di Cesare deve essere libera da ogni sospetto.
Peraltro sentivo in tivù le dichiarazioni di Gasparri, se non ricordo male, il quale sosteneva che agli italiani non interessano accuse di mafia rivolte agli esponenti della destra, perchè
se fossero minimamente vere, visto gli anni in cui la destra ha detenuto il potere, tutta l’Italia sarebbe divenuta mafiosa. Appunto!
Trent’anni fa, quanto tempo…Trent’anni fa 100 passi segnarono un amaro traguardo.
9 maggio 1978 ritrovamento del corpo dilaniato di Giuseppe, Peppino, Impastato. Si disse che era morto a causa di un attentato che stava lui stesso preparando, si disse….e la polizia non cercò le prove che erano lì, evidenti, a testimoniare la morte, l’assassinio di Peppino per mano mafiosa, un terrorista questo si disse, ce n’erano tanti in quegli anni. Sì dovremmo rimettere mano sulle prove e sui documenti e chiarire la storia cupa di quegli anni.
Il giornale La Siciliaonline di oggi non ne fa alcun cenno!
Ho da tempo l’impressione, quando parlo di mafia, che ci sia un moto di insofferenza come a dire “Va bene ma questi sono problemi locali. Cosa importa a noi di tutt’altra parte d’Italia di questo affaire, noi siamo lontani da quell’isola bellissima e disgraziata, come la chiamava Borsellino, che se la sbrighino loro che dentro la mafia ci sguazzano da anni”
Sì, è umano pensare così, i morti ammazzati sono in Sicilia, le altre organizzazioni criminali dilagano nel sud Italia, il voto dimostra che…e allora che vogliono? Che si arrangino!
Se mi consentite una mini riflessione, desidero portare aconoscenza che una volta la Sicilia era divisa “idealmente” in due parti (e non pensate al “De bello gallico” di Cesare!) la zona occidentale, più o meno da Agrigento a Palermo, mafiosa (che nel nostro dialetto è equivalente a “spertu”, cioè a furbo, capace, intuitivo e veloce nel prendere decisioni e nell’agire) e la zna orientale “babba” che significa incapace di reagire perchè di lento comprendonio (la figura simbolo è Giufà, il personaggio di origine araba di cui parla anche Sciascia).
Ebbene la zona “babba” della Sicilia si contrapponeva alla zona “sperta” facendosi merito del fatto di non avere infiltrazioni mafiose. “La mafia? e che è? quella riguarda Palermo!” Ma non è vero, non è mai vero, e la mafia dilagava, occupava dettava leggi e imponeva le sue regole. Non fate, dunque, come quei siciliani che pensavano che la mafia fosse lontana da loro!
Ma non basta, la mafia dilaga sempre e comunque spolpa laddove c’è da spolpare, e ad una Sicilia a cui sta lasciando solo gli occhi per piangere sta sostituendo sempre di più altre realtà.
Il clan delle famiglie Caruana e Cuntrera dalla natia Siculiana, in quel di Agrigento, sono volati in Canada e in sud America dove hanno costituito un impero ovviamente frutto di illegalità, un vero e proprio esempio di globalizzazione della malavita! Esempio che ritroviamo anche in episodi precedenti, infatti, seguendo le indagini del capitano Basile, Borsellino scopre che c’è il grosso business della droga di cui “cosa nostra” si è appropriata, scavalcando frontiere e continenti e mettendo insieme Turchia, Marsiglia, Palermo e Stati Uniti! Ovvero la globalizzazione fatta pratica di illegalità!
No, la mafia non è “cosa nostra”, ma l’orco capace di uccidere, corrompere, sterminare, distruggere ogni cosa. E la Sicilia è troppo piccola per gli appetitti di questi ingordi! Loro vanno dove ci sono i soldi, e ultimamente hanno trovati nidi assai accoglienti!
Nel mirino della Dia di Palermo sono finiti Francesco e Ignazio Zummo, due noti imprenditori pregiudicati, e il co-direttore della Arner Bank di Lugano, Nicola Bravetti. Nell’operazione sono stati sequestrati 13 milioni di euro
Per il Per il co-direttore della Arner Bank di Lugano, Nicola Bravetti, di 55 anni, originario di Castel San Pietro (Zurigo)sono stati disposti gli arresti domiciliari. Per gli investigatori sarebbe la mente dell’organizzazione che riciclava denaro all’estero. Bravetti è membro, tra l’altro, di un’associazione interbancaria elvetica per la lotta al riciclaggio. da Siciliaonline
Ho partecipato ad un’intensa giornata d’aggiornamento sulla didattica della storia, inserita all’interno di un convegno dedicato ad una bella figura di intellettuale del nostro sud che lavorava al nord, Nenè Criscione. Non lo conoscevo, è morto nell’età della maturità, per cui non ho più la possibilità di conoscerlo se non per ciò che ha fatto e costruito con la sua passione, il suo spendersi per l’insegnamento e la ricerca.
Si era formato intellettualmente negli anni pieni di speranze per un cambiamento prossimo venturo, anni che che non hanno visto un domani e a parlare di lui sono stati i suoi amici, professori universitari e non, che ne hanno tracciato il profilo tutto insito all’interno della passione per la storia, tra ricerca ed impegno intellettuale e politico: una bella persona. Ho sentito relazioni interessantissime sul movimento locale degli studenti e degli operai, sugli anni della tensione e i riflessi neppure tanto periferici di quei momenti nella nostra realtà. Ho ascoltato una splendida relazione della professoressa Aurora del Monaco su “Insegnare storia” e dotti studiosi, tra cui Serge Noiret dell’Istituto Europeo di Firenze, parlare della storia in rete o di laboratori di storia; è intervenuta una relatrice che ha illustrato l’interesse e la passione di Nenè Criscione sulla tematica della mafia, ed in particolare sul tema “mafia e web” che è assai ricco ed articolato. E’ stata una bellissima e proficua giornata.
Qualche appunto che voglio condividere con chi mi legge:
Si può essere attenti alla politica possibile solo attraverso la trasmissione delle conoscenze storiche (e questo, a mio avviso, va nella direzione di quanto ho scritto nel post precedente). La conoscenza del passato deve permetterci di cogliere la dimensione del presente e non essere finalizzata ad arricchirci di erudizioni. Non consentire che le ali della storia siano mozzate dal clima sociale (e questo, a mio avviso, può essere una risposta a chi si prefigge di riscrivere la storia a fini politici). L’insegnamento della storia (ma direi l’insegnamento di qualsiasi disciplina) è un campo con specifiche competenze. L’insegnante deve essere ricercatore, protagonista della sua ricerca e non un semplice portatore d’acqua, e da ricercatore deve creare una rete di rapporti, una comunità virtuale (che non significa solo comunità inserita in una rete multimediale, ma comunità che abbia al suo interno una forza) che si dia delle possibilità. Il problema della didattica deve prendere in considerazione la “matetica”, ossia sull’arte, sulla capacità di far apprendere attraverso una comunicazione che abbia una sua logica. L’impegno che richiediamo agli studenti deve nascere dal rigore dell’approccio, un rigore frutto di ricerca passionale ed appassionata (ma se noi per primi non abbiamo passione per quanto proponiamo…). La “buona scuola” è un “locus” etico (e non è il programma che fa una buona scuola, ma l’eticità che vi si respira). L’insegnamento tout court, e l’insegnamento di storia in particolare, deve seguire delle linee guida che possono essere individuate in questa direzione: 1) conoscere coloro con cui operi (i giovani, perchè protagonisti del nostro lavoro e da essi il nostro lavoro non può prescindere), 2) parlare di argomenti socialmente ed eticamente rilevanti (se la nostra contemporaneità sembra aver perso la lanterna con cui far luce davanti a sè è un problema di cui la scuola deve farsi carico), 3) interrogarsi sugli altri agenti concorrenti (non possiamo lavorare come san Giovanni nel deserto, siamo in relazione con gli altri, ognuno di noi è portatore di “talenti” e se mettiamo insieme i nostri “talenti” potremo arricchire il nostro lavoro, noi stessi e il nostro contesto), 4) dobbiamo sperimentare nuove forme di comunicazione dell’insegnamento.
Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensiate.
Oggi 1° Maggio, festa del lavoro, ma i lavoratori, tutti i lavoratori dovrebbero sapere che questa data nasce nel sangue, il sangue dei lavoratori (nel 1886, il primo maggio, a Chicago, c’era stata una grande manifestazione operaia repressa nel sangue) e nel sangue si è confermata.
1° Maggio 1947, Portella della ginestra.
Che non vuol dire che Salvatore Giuliano fosse un Robin Hood, Giuliano era uno spietato assassino con la testa piena di confusi progetti, ma fu usato come un pupo siciliano a vantaggio di interessi che non era in grado di capire e meno che mai di contrastare.
D'altra parte al processo di Viterbo Gaspare Pisciotta, il cugino di Salvatore Giuliano urla che mafia, politica e banda Giuliano erano uniti come la Santissima Trinità!
I sistemi politici si legittimano con il richiamo al passato.
Se il Regno d'Italia celebrava i plebisciti che richiedevano l'annessione al regno di Sardegna, per cui ancora oggi in molte città la toponomastica presenta vie, viali o piazze del plebiscito,
se il fascismo cercava la propria legittimazione nella marcia su Roma, avallando l'idea che il regime fosse frutto di una rivoluzione popolare,
la Repubblica italiana è in tutto figlia della Resistenza, della lotta di uomini che scelsero di combattere per la liberazione del nostro Paese occupato al nord dai tedeschi ed invaso a sud dalle truppe anglo-americane che avevano imposto una resa incondizionata.
Gli eventi dell'arco di tempo che va dal '43 al '47 furono gravidi di futuro, di partecipazione collettiva. Da quegli eventi è nata la nostra Costituzione che il presidente Ciampi ha definito "la mia Bibbia civile": che bella definizione!
Dal diario di Benedetto Croce
Dicevo stamane a un giovane che faceva gran dispendio di sottigliezze filosofico-storiche per giustificare la sua adesione al fascismo, al quale si vede che non crede, che in queste cose non si tratta né di filosofia né di storia, ma di unelezione del volere, come sempre nelle questioni pratiche e attuali, e che i raziocinii e le deduzioni storiche sono modi di evitare la responsabilità della scelta o di nasconderne, agli altri e a sé stesso, la vera natura. Insomma (gli ho detto), riduciamo la cosa in brevi termini. Voi vedete in lotta dei deboli e dei forti: dalla parte di chi siete tratto a mettervi? E il giovane, esplosivamente: Da quella dei forti! Ebbene, se sentite così, siate fascista con chiara coscienza: con la stessa coscienza con la quale io sono avversario, perché io e coloro presso cui mi sono educato e formato abbiamo avuto e abbiamo per massima, che bisogna porsi sempre dalla parte dei deboli e degli oppressi.
E Roberto, un mio studente, commenta
" Viver solo per la libera verità, mai, mai, fare la pace col dogma che governa opinioni e sentimenti ". Hegel aveva e ha tuttora ragione. La lotta per la libertà è l'unica guerra giustificata, l'unica lotta per cui vale la pena di mettere le mani avanti. Noi giovani di oggi siamo figli di lottatori, figli di contadini, operai, impiegati, borghesi, professori, militari che 60 anni fa hanno cambiato la storia di un paese straziato dal dolore di una guerra atroce e falcidiante. Lo hanno fatto per il loro Paese, per il loro orgoglio, per la loro libertà. Resistere siginificava gridare al mondo intero che l'Italia e gli italiani erano e dovevano essere liberi. L'odio nei confronti del dogma nazifascista si era tutto d'un tratto trasformato in un sentimento patriottico così forte, così intenso e così inebriante da coinvolgere un intero paese ,privo o quasi di armi, in una guerra che sembrava non aver esito positivo. Il 25 aprile 1945 il Popolo italiano poteva esultare di gioia: Davide aveva battuto Golia, e teneva stretto tra le mani non la testa insanguinata di un avversario crudele ma la libertà di un intero Paese, fatto di eroi e di gente comune, che a distanza di 60, 100, 1000 anni dovranno sempre essere ricordati per il loro orgoglio di essere italiani.